lunedì 16 gennaio 2017

"Difendere gli italiani non è ancora un reato"

Di Stefano e altri tre di CasaPound sotto processo per aver cercato di evitare lo sgombero di due famiglie con anziani malati e bambini. Chiamati a testimoniare i vigili intervenuti




L`ammissione di una cinquantina di testimoni, tra i quali tutti i vigili urbani intervenuti sul posto, è stata chiesta da Casa Pound nel corso della prima udienza, questa mattina al Tribunale di Roma, a carico del vicepresidente di CasaPound Italia Simone Di Stefano e altri tre militanti di Cpi accusati di resistenza aggravata, lesioni e violazione dei sigilli durante lo sgombero di due famiglie da una casa di via del Colosseo che occupavano da oltre 30 anni pagando un`indennità al Comune, lo scorso 29 settembre.

CPI ricorda che "alle due famiglie, che ancora oggi sono costrette a vivere dell`ospitalità di amici, il Campidoglio non aveva voluto offrire nessuna soluzione alternativa, nonostante lo stato di grave indigenza in cui versano e la presenza di un`anziana diabetica e di un bambino con difficoltà. Come si vede dalle tante immagini che documentano minuto per minuto l`accaduto, la nostra resistenza è stata pacifica, a fronte di un atteggiamento brutale da parte della polizia municipale che non ha esitato a lanciare dalla finestra i mobili delle due famiglie e ad ammanettare senza motivo uno degli occupanti, un padre di famiglia peraltro in cattive condizioni di salute".

"Il Campidoglio ha fatto ricorso alla forza pubblica per allontanare dalla loro casa famiglie con anziani e disabili e noi non potevamo certo esimerci dall`intervenire - aggiunge CasaPound - Difendere gli italiani non è ancora diventato un reato, non potranno condannarci per questo".

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